venerdì 18 settembre 2009
martedì 15 settembre 2009
Comunicato stampa 15.09.2009
Nel comunicato stampa del 12 settembre la Presidente della Provincia annunciava che preferiva “approfondire i singoli problemi in un confronto diretto con tutti gli interlocutori interessati” non intendendo più “interloquire a mezzo stampa, per non rischiare di alimentare ulteriori incomprensioni”. Stupisce molto che il 13 settembre sia la Presidente stessa a riprendere la parola sui giornali e con espressioni che squalificano le istanze dei diversi comitati sorti a tutela delle pinete di Lido Estensi e Spina: la Zappaterra parla infatti di “polemiche strumentali” e di “tentazione di trarre vantaggi politici in previsione delle prossime elezioni” (sic!). Dobbiamo giudicare queste insinuazioni del tutto inaccettabili. Nello stesso comunicato la Presidente risponde in modo sommario ad interventi rivolti a mezzo stampa da “attanti” e interlocutori diversi. Vogliamo precisare che nulla ha a che fare il gruppo parrocchiale di San Paolo con la lettera al Resto del Carlino (11 settembre), di cui non è dato conoscere la paternità, che allude a “promesse non mantenute”; nulla ha a che fare con le dichiarazioni (comunque legittime in un contesto democratico) dei rappresentanti politici in Provincia e in Comune. Se i partiti di opposizione colgono l’occasione di affondare colpi alle amministrazioni interessate fagocitando la nostra raccolta di firme, si tratta di operazioni politiche assolutamente estranee ai gruppi di cittadini e associazioni ambientaliste che con dedizione solerte nelle ultime settimane hanno portato l’attenzione sulla perdita di un bene ambientale che a breve termine si potrebbe verificare, se saranno urbanizzate le tre pinete declassate dall’ultima Variante al PTCP.
Il gruppo parrocchiale di San Paolo a questo precipuo scopo aveva pubblicato, il 25 agosto, un comunicato stampa molto limpido: “due sono le istanze che muovono il gruppo: in primo luogo, l’esigenza del rispetto dello spazio sacro, in secondo luogo, l’esigenza del rispetto dell’ambiente; il gruppo parrocchiale di San Paolo intende infine precisare che la propria iniziativa è e sarà tesa a difendere interessi diffusi in autonomia dalle forze partitiche e respinge, pertanto, ogni forma di ingerenza e strumentalizzazione”.
Ora, la condizione minima di ogni forma di comunicazione è il rispetto delle posizioni dell’interlocutore. Noi non abbiamo fatto insinuazioni su presunte motivazioni sottaciute alla base della Variante al PTCP, ci siamo semplicemente limitati a registrare, dopo il primo intervento della Zappaterra, l’impossibilità di tutelare il nostro territorio con gli strumenti urbanistici provinciali e l’implicito invito alla rassegnazione. Il gruppo aveva formulato 5 domande (non un atto di accusa, ma una sorta di S.O.S.) per le quali si attendevano considerazioni non solo tecniche.
Dispiace che le istanze dei cittadini e parrocchiani del Lido degli Estensi e degli oltre 3000 firmatari dell’ormai celebre petizione (le firme, spontanee e non inseguite, sono ad oggi 3380), debbano essere banalizzate (e neutralizzate) con l’accusa di faziosità.
Apprezziamo la disponibilità ad un incontro di approfondimento sulla questione, per la cui serenità auspichiamo anzitutto che la Provincia non screditi le voci di dissenso che sorgono a difesa di beni comuni, quali le aree boscate dei Lidi di Comacchio, e non avanzi illazioni sul “colore” politico che etichetterebbe la nostra iniziativa (la posizione della comunità del Lido Estensi e delle migliaia di firmatari è ovviamente trasversale agli orientamenti politici); in secondo luogo, che si parta dal presupposto che in ogni caso è drammatico che nel 2009 una pineta venga abbattuta per far posto a delle seconde case! Si può oggi veramente parlare di pinete “non pregiate interne ai centri abitati”? Tali pinete acquistano, al contrario, un valore aggiunto proprio perché residuali ed immerse nell’urbanizzato! Residua pineta non sunt deteriora!
Daria Bertolaso, portavoce del gruppo parrocchiale di San Paolo
sabato 12 settembre 2009
"Riflessioni su una petizione" di don Michele Zecchin
Nell’ultimo mese la nostra comunità si è molto interessata alla questione dell’area verde che circonda la chiesa parrocchiale. È stato un lavoro appassionante, soprattutto per un gruppo di laici che ha dedicato tempo ed energie allo studio della situazione e delle normative, al dialogo con l’Amministrazione comunale, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, alle iniziative di coinvolgimento di Provincia e Regione. Un operato da cristiani laici, che cercano di essere presenti nella società in modo responsabile. Tutto ciò che è apparso sulla stampa locale è frutto del lavoro di questo gruppo, e non (come fa supporre una errata attribuzione comparsa in qualche articolo di giornale) iniziativa del Parroco don Michele, che ha seguito e accompagnato questi laici nel rispetto della loro autonomia e competenza, oltre che nell’attenzione al riferimento ai valori cristiani che fanno da sfondo a questo impegno. Proprio su questi valori vorrei dunque proporre a tutta la comunità parrocchiale qualche riflessione: interessarci di un piccolo bosco è un'occasione preziosa per esprimere una passione per i valori che ci sono cari e nei quali vorremmo crescere. Constatare che spesso "la morale si ferma alla porta della chiesa" è triste, ma non ci deve portare alla rassegnazione. Di fronte alle difficoltà di gestione del nostro territorio (ma questo è uno solo dei problemi della nostra comunità, e forse non il più grave, chè lo affiancano quelli che riguardano l’occupazione, la condizione giovanile, l'educazione, la cultura, il rispetto delle persone, l'impegno contro vecchie e nuove povertà…), credo sia giusto lasciar da parte la tentazione della delega, della semplice mormorazione e colpevolizzazione (con il conseguente infinito rimpallo dell'attribuzione delle responsabilità) o della attesa inerte e silenziosa. Come cristiani e cittadini dobbiamo invece crescere in un senso di responsabilità. Sappiamo per fede che questo nostro mondo passa e che siamo incamminati verso la realtà definitiva, verso i cieli nuovi e la terra nuova che Dio ha preparato. Ma questa consapevolezza “non diminuisce, anzi aumenta l'importanza del nostro dovere di collaborare con tutti gli uomini per la costruzione di un mondo più umano” (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, n. 57), sempre più simile al progetto del Regno che Dio sta pazientemente costruendo già in questo mondo, coinvolgendo ciascuno di noi, suoi figli. È una prospettiva forse faticosa, ma va recuperato questo senso di responsabilità e di partecipazione diffusa alla gestione della cosa pubblica anzitutto nelle forme istituzionali previste nella democrazia rappresentativa (gravate da una crescente e molto preoccupante sensazione di sfiducia da parte dei cittadini); un senso di responsabilità che si esprime poi nell'impegno di tutti ad informarsi in modo più puntuale e meno superficiale; nella attenzione a sostenere nella sua azione per il bene comune chi ha responsabilità amministrative; nella ricerca di forme di confronto e di espressione delle opinioni e delle proposte; nell’impegno educativo all’interno delle nostre famiglie e dalla nostra comunità.
Il mondo più umano che vogliamo costruire è per noi anche questo piccolo lembo di terra tra mare e valli in cui siamo nati e cresciuti, oppure nel quale siamo capitati a vivere. Questo nostro territorio sarà più umano se curiamo la sua qualità avendo come criterio le esigenze e il rispetto della persona nella sua integralità, se cerchiamo di renderlo più vivibile, se lo dotiamo di strutture abitative e civili adeguate alla presenza di chi vi risiede stabilmente. Ciò richiede la progettazione equilibrata degli spazi abitativi, di quelli per i servizi, di quelli per l'incontro delle persone e la coltivazione delle relazioni, per la cultura e per il gioco, non da ultimo per l’esperienza personale e comunitaria del rapporto con Dio.
Questo nostro territorio sarà più umano, poi, se lo rendiamo più accogliente per la grande quantità di persone che lo frequentano per motivi turistici. Un’esperienza, quella dell’accoglienza, che si esprime anzitutto nella cordialità dei rapporti interpersonali e anche nella predisposizione di servizi e di spazi che consentano una risposta alle molteplici esigenze di chi cerca da queste parti il ristoro della vacanza. Tra queste esigenze, come comunità cristiana abbiamo il dovere e l’onore di dare risposta a quella dell’espressione personale e comunitaria della fede, ritenuta importante da migliaia di persone (circa trentamila presenze da giugno ad agosto) che nel periodo estivo frequentano la nostra chiesa.
Questo nostro territorio sarà più umano se ne rispettiamo adesso la bellezza e ci impegniamo a renderlo ancora più bello. Credo che la nostra chiesa sia un buon esempio di integrazione tra l’architettura e l’ambiente naturale. Il patrimonio ambientale in cui siamo immersi, per quanto in parte depauperato, rimane sotto i nostri sguardi con la sua preziosità. Richiede di essere contemplato, mentre si offre a noi come segno naturale del nostro legame alla terra. Da cristiani, lo riconosciamo come dono di Dio.
don Michele Zecchin
Amministratore parrocchiale della Parrocchia di S. Paolo al Lido degli Estensi
giovedì 10 settembre 2009
Comunicato stampa 11.09.2009
Dopo la risposta del Presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, il gruppo parrocchiale di San Paolo al Lido degli Estensi intende formulare alcune riflessioni: in attesa di verificare le tante leggi e normative annunciate, si ringrazia la Presidente per le risposte puntuali, con le quali tenta di chiarire alcuni aspetti tecnici delle tutele del territorio, specie il rapporto fra i diversi strumenti urbanistici di Comune e Provincia. Vogliamo tuttavia osservare che quello che è mancato nella comunicazione della neoeletta Zappaterra è una presa di posizione di carattere “politico”: il suo testo non esprime alcuna valutazione sulle istanze che hanno ispirato le nostre domande, né alcun cenno sull’opportunità o meno di salvaguardare le pinete dei Lidi di Comacchio a rischio (quella intorno alla chiesa ad Estensi, quelle di Via Giorgione e Via Giordani a Spina).
Secondo la Zappaterra la Variante al PTCP era un atto dovuto, oltre che legittimo, e la responsabilità delle aree all’interno del perimetro di centro abitato è demandata al Comune. La Provincia abdica così alla sua funzione di tutela e preservazione del paesaggio, né vuole indicarci un percorso alternativo. Le nostre pinete sono però relitti preziosi di ambiente in un tessuto urbano cresciuto senza trama e senza ordito, senza una pianificazione responsabile nei confronti della natura, né tantomeno lungimirante rispetto all’attrattiva turistica del nostro litorale.
Per la Provincia, così come per il Comune di Comacchio, lo ius aedificandi dei proprietari dei terreni non è discutibile. Ma allora perché il ricorso al TAR dei proprietari dell’area limitrofa alla chiesa per ottenere il permesso di costruire – ricorso tante volte evocato e tanto paventato da Provincia e Comune – è stato respinto con sentenza n. 579 del 30 aprile 2009?
Sarebbe necessario che gli organi istituzionali competenti trovassero soluzioni politiche, giuridiche e di procedura amministrativa per addivenire al controllo di un’eccessiva urbanizzazione che non risparmia nemmeno le superstiti aree boscate, di cui rivendichiamo qui la conservazione. La Presidente della Provincia rimanda ai poteri del Comune, mentre il Comune si fa forte delle deliberazioni della Provincia, con la conseguenza di dare segnali molto confusi in merito all’orientamento delle amministrazioni e dei partiti di maggioranza in tema di tutela ambientale.
La nostra iniziativa ha valore di “testimonianza”: gli oltre tremila firmatari della nostra petizione hanno manifestato un comune sentire che obietta fortemente all’inarrestabile consumo di suolo. Rimaniamo convinti dell’opportunità di mantenere attorno alla chiesa del Lido Estensi le condizioni adeguate per l’esperienza del sacro. Il rischio grave che colpisce le pinete in questione non è che la punta dell’iceberg dell’intero problema che affligge le nostre coste: la verità è che non vi è alcun bisogno di tale surplus di abitazioni, alcuna esigenza demografica né di ricezione turistica che lo giustifichi.
La Regione Emilia-Romagna si è impegnata negli ultimi decenni per cambiare in senso sostenibile l’economia del suo sistema costiero: nel 1988 ha costituito il Parco del Delta del Po che nel 2005 è tra le prime istituzioni europee ad approvare le linee guida per la gestione integrata della zona costiera. Non ritiene la Regione che le scelte in materia urbanistica e forestale del Comune di Comacchio e della Provincia di Ferrara costituiscano un serio attacco ai pilastri della politica regionale della sostenibilità nel Delta del Po?
sabato 5 settembre 2009
La sensibilità degli enti locali al paesaggio sta mutando?
Da Corriere della Sera 25.07.2009Pianura padana peggiore degli ecomostri
«Disordinato, frutto di una pianificazione confusa, e tutelato solo in parte secondo schemi superati». E' il paesaggio italiano per Massimo Quaini, il docente dell'Università di Genova che ha coordinato il Rapporto annuale della Società Geografica. «Lo stato pietoso del nostro Paese dal punto di vista paesaggistico è lo specchio fedele della selva di leggi e provvedimenti che, invece di fare chiarezza, hanno incentivato la cementificazione. E il piano casa di cui si è discusso qualche tempo fa e che presto potrebbe tornare d'attualità non farà altro che peggiorare la situazione. Ci sarebbe bisogno di ben altri interventi».
Ad esempio?
«Il nostro lavoro ci ha portato ad analizzare il territorio partendo dalla prospettiva dell'Italia rurale, aspetto di assoluta importanza, eppure sistematicamente mortificato a vantaggio di logiche di sviluppo economico spietate o di modelli di tutela limitati ai centri storici. Quel che ci vorrebbe, invece, è un'intensa campagna di manutenzione del territorio, un serio e metodico restauro del paesaggio agricolo».
Pensa che sia necessario conservare l'integrità della campagna italiana?
«Non si può fare a meno di sottolineare che spazi strettamente naturali non esistono più. La mano dell'uomo arriva ovunque, anche nelle riserve, nei parchi, persino nel cuore delle foreste. E allora perché ignorare una fetta così importante del paesaggio come le nostre campagne? È una parte del nostro Paese purtroppo sottovalutata, ma che invece ha un valore incommensurabile».
Ma la struttura normativa e burocratica del nostro Paese ci consente interventi di questi tipo?
«In effetti le competenze in materia paesaggistica rappresentano un altro tasto dolente, perché sono decisamente mal distribuite dal centro agli enti locali. Comuni, Province, Regioni e poi il ruolo cruciale delle soprintendenza spesso si sovrappongono nella loro attività di controllo e prevenzione. Se non si lavora in maniera coordinata, si corre il rischio di autorizzare scempi e devastazioni urbanistiche».
Si riferisce agli ecomostri?
«Quelli sono solo la punta dell' iceberg. Mi preoccupano più fenomeni di ampia portata, rispetto ai quali non c'è la possibilità di intervenire. Mi riferisco, ad esempio, alla pianura padana trasformata in un'unica grande area metropolitana, come la chiamano gli urbanisti. Un confuso modello insediativo dove quartieri suburbani e periurbani si mescolano, dando vita alla perfetta negazione del paesaggio rurale».
Pensa che la sensibilità degli enti locali rispetto al paesaggio stia mutando?
«Recentemente lo ha ribadito anche Giulia Maria Crespi proprio al Corriere, dando l'allarme sui Comuni che per far cassa sono disposti a tutto e cercano di compensare con gli oneri di urbanizzazione le minori entrate che provengono dallo Stato. In altre circostanze si accettano supinamente le aggressioni al territorio di criminalità e cattiva amministrazione, come accaduto in Campania o in alcune zone del Lazio, con l'avvelenamento sistematico del paesaggio».



