domenica 30 agosto 2009

L'uso sconsiderato del creato inizia laddove Dio è emarginato


BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
, 26 agosto 2009

Cari fratelli e sorelle!
Ci avviciniamo ormai alla fine del mese di agosto, che per molti significa la conclusione delle vacanze estive. Mentre si torna alle attività quotidiane, come non ringraziare Iddio per il dono prezioso del creato, di cui è possibile godere, e non solo durante il periodo delle ferie! I differenti fenomeni di degrado ambientale e le calamità naturali, che purtroppo non raramente la cronaca registra, ci richiamano l’urgenza del rispetto dovuto alla natura, recuperando e valorizzando, nella vita di ogni giorno, un corretto rapporto con l’ambiente. Verso questi temi, che suscitano la giusta preoccupazione delle Autorità e della pubblica opinione, si va sviluppando una nuova sensibilità, che si esprime nel moltiplicarsi di incontri anche a livello internazionale. La terra è dono prezioso del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, dandoci così i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. E’ proprio a partire da questa consapevolezza, che la Chiesa considera le questioni legate all’ambiente e alla sua salvaguardia intimamente connesse con il tema dello sviluppo umano integrale. A tali questioni ho fatto più volte riferimento nella mia ultima Enciclica Caritas in veritate, richiamando “l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà” (n. 49) non solo nei rapporti tra i Paesi, ma anche tra i singoli uomini, poiché l’ambiente naturale è dato da Dio per tutti, e il suo uso comporta una nostra personale responsabilità verso l’intera umanità, in particolare verso i poveri e le generazioni future (cfr. ivi, 48). Avvertendo la comune responsabilità per il creato (cfr. ivi, 51), la Chiesa non solo è impegnata a promuovere la difesa della terra, dell’acqua e dell’aria, donate dal Creatore a tutti, ma soprattutto si adopera per proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso. Infatti, “quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio” (ibid.). Non è forse vero che l’uso sconsiderato della creazione inizia laddove Dio è emarginato o addirittura se ne nega l’esistenza? Se viene meno il rapporto della creatura umana con il Creatore, la materia è ridotta a possesso egoistico, l’uomo ne diventa “l’ultima istanza” e lo scopo dell’esistenza si riduce ad essere un’affannata corsa a possedere il più possibile. Il creato, materia strutturata in modo intelligente da Dio, è affidato dunque alla responsabilità dell’uomo, il quale è in grado di interpretarlo e di rimodellarlo attivamente, senza considerarsene padrone assoluto. L’uomo è chiamato piuttosto ad esercitare un governo responsabile per custodirlo, metterlo a profitto e coltivarlo, trovando le risorse necessarie per una esistenza dignitosa di tutti. Con l’aiuto della stessa natura e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva, l’umanità è veramente in grado di assolvere al grave dovere di consegnare alle nuove generazioni una terra che anch’esse, a loro volta, potranno abitare degnamente e coltivare ulteriormente (cfr. Caritas in veritate, 50). Perché ciò si realizzi, è indispensabile lo sviluppo di “quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, 7), riconoscendo che noi tutti proveniamo da Dio e verso Lui siamo tutti in cammino. Quanto è importante allora che la comunità internazionale e i singoli governi sappiano dare i giusti segnali ai propri cittadini per contrastare in modo efficace le modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose! I costi economici e sociali, derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni, riconosciuti in maniera trasparente, vanno supportati da coloro che ne usufruiscono, e non da altre popolazioni o dalle generazioni future. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle regioni più deboli della terra (cfr. Caritas in veritate, 50). Insieme possiamo costruire uno sviluppo umano integrale a beneficio dei popoli, presenti e futuri, uno sviluppo ispirato ai valori della carità nella verità. Perché ciò avvenga è indispensabile convertire l’attuale modello di sviluppo globale verso una più grande e condivisa assunzione di responsabilità nei confronti del creato: lo richiedono non solo le emergenze ambientali, ma anche lo scandalo della fame e della miseria.

1 commento:

  1. Massimiliano Ferrati1 settembre 2009 16:34

    Tutelare l’ambiente per riaffermare la dignità dell’”essere persona”.

    L’ambiente e la natura, anche convivendo con asfalto e cemento in metropoli o piccole città, sono proiezioni dello spirito umano nello spazio, uno dei modi con cui l’anima di ognuno può trovare espressione e, per i credenti, sono il riflesso stesso di Dio Creatore.
    L’uomo, senza spazio esteriore, senza l’ambiente che lo circonda, come potrebbe infatti manifestare il suo essere interiore ? L’essenza stessa di ognuno di noi, per potersi compiutamente esprimere, ha bisogno di relazionarsi agli altri nel tempo e nello spazio.
    Ma se lo spazio, la dimensione in cui viviamo, lavoriamo, amiamo e soffriamo viene mortificato, non riuscirà a riflettere l’autentica dimensione dell’essere uomo, anzi ne rimanderà un’immagine distorta, e l’uomo stesso non sarà più in grado di esprimere compiutamente il suo vero “io”.
    L’uomo, che per chi professa la religione cattolica ha ricevuto da Dio la chiave della Creazione e la libertà di disporre a piacimento e con sovranità su tutte le cose, animate e non, come può dimostrarsi irresponsabile nel gestire l’ambiente che lo circonda, contribuendo attivamente e consapevolmente a violarlo e a mortificarlo in nome di interessi e profitti prettamente egoistici ?
    Disporre della natura in modo irresponsabile rappresenta, sempre per chi crede, un’offesa a Dio e una contraddizione insanabile nell’anima del cristiano, oltre che un’opportunità persa per instaurare un rapporto tra uomo e ambiente basato sull’armonia, condizione affinchè la dignità della persona possa trovare una dimensione reale.
    Inoltre, sono i fatti quotidiani di cronaca a dimostrarlo, le ferite inferte dall’uomo alla natura (deforestizzazione selvaggia, abusivismo edilizio, emissioni tossiche non regolamentate, ecc…) si sono sempre, prima o poi, ritorte contro l’uomo stesso e hanno causato distruzioni, lutti e sofferenze, oltre ad ingenti danni economici.
    Tutelare e difendere l’ambiente in cui viviamo, fare propria e divulgare tra le nuove generazioni un’autentica cultura ambientalistica, è un dovere morale del cristiano verso Dio che lo ha posto al centro della Creazione, ma anche laici ed atei sono chiamati a rispondere verso la società civile di eventuali comportamenti irrispettosi verso la natura, bene e patrimonio universale che non può essere sacrificato sull’altare dei profitti di pochi.
    E’ giusto incoraggiare progresso e crescita tecnologica, sperimentare nuove forme di sfruttamento del territorio, ma sempre nel rispetto dell’ambiente e con senso di responsabilità e coscienza, altrimenti non è possibile parlare di vero progresso a servizio di una migliore qualità della vita, ma di un lento e inevitabile suicidio collettivo che in piccole dosi stiamo già toccando con mano.
    E se il macrocosmo è determinato ed influenzato dagli infiniti microcosmi che lo compongono, porsi paladini a difesa di una causa apparentemente solo locale e che muove interessi di poche persone, come può essere la campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia della Pineta del Lido degli Estensi e di altre aree verdi dei Lidi di Comacchio, rappresenta comunque un segnale importante per riaffermare l’esistenza e la priorità di valori significativi come la natura, l’ambiente e il rispetto per il territorio in cui viviamo e, in fondo, per noi stessi…

    Massimiliano Ferrati

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