martedì 11 giugno 2013
lunedì 18 febbraio 2013
sabato 9 febbraio 2013
Ogni secondo il cemento divora 8 metri quadri d'Italia / Il cemento famelico
da la Repubblica, 8 febbraio 2013
OTTO metri quadrati al secondo, per ciascun secondo degli ultimi cinque anni: questo il ritmo del forsennato consumo di suolo che sta consumando l'Italia. Questo dato, che colpisce come una mazzata, emerge dagli studi dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che ricostruiscono l'andamento del consumo di suolo in Italia dal 1956 al 2010. Siamo passati da un consumo di suolo di 8.000 kmq nel 1956 a oltre 20.500 kmq nel 2010, come dire che nel 1956 ogni italiano aveva perso 170 mq, nel 2010 la cifra è salita a 340 mq pro capite. Tra i divoratori di suolo trionfa la Lombardia, seguita dal Veneto e dal Lazio. Cifre impressionanti, che trascinano l'Italia fuori dall'Europa, dove il consumo medio del suolo è del 2,8 %, a fronte di un devastante 6,9 % per il nostro martoriato Paese. È come se ogni anno si costruissero due o tre città nuove, delle dimensioni di Milano e di Firenze, e questo in un Paese a incremento demografico zero. Le dimensioni e la natura del disastro non si colgono appieno senza un dato ulteriore: questa dissennata cementificazione si compie a danno dei più preziosi suoli agricoli (pianura padana, Campania un tempo felix, cioè feconda), colpendo al cuore l'agricoltura di qualità, coprendo i suoli con una spessa coltre di cemento (soil sealing) con perdita irreversibile delle funzioni ecologiche di sistema e fragilizzazione del territorio: cresce così la probabilità di frane e alluvioni, se ne rendono più gravi gli effetti. La morfologia del territorio italiano lo rende esposto a terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni e altre calamità, il cui impatto cresce quando si alterano i già precari equilibri naturali.
Per chi dunque costruiamo, e perché? Da cinquant' anni trova credito in Italia la menzogna secondo cui l'edilizia (comprese le "grandi opere" pubbliche) sarebbe uno dei principali motori dell'economia. È per questo che si sono succeduti, da Craxi a Berlusconi, irresponsabili condoni dei reati contro il paesaggio. In nome di una cultura arcaica, l'investimento "nel mattone" continua ad attrarre investimenti, anche per "lavare" il denaro sporco delle mafie, stabilizzandolo nella rendita fondiaria. Sfugge a politici e imprenditori che la presente crisi economica nasce proprio dalla "bolla immobiliare" americana. Peggio, essi si tappano gli occhi per non vedere che la crisi che attanaglia l'Italia è dovuta, anche, alla mancanza di investimenti produttivi e di capacità di formazione. Si utilizza, invece, il nostro suolo come se fosse una risorsa passiva, una cava da fruttare spolpandola fino all'osso. Che questo accada nel Paese che per primo al mondo ha posto la tutela del paesaggio fra i principi fondamentali dello Stato (articolo 9 della Costituzione) è un paradosso su cui riflettere.
Se agli altissimi principi costituzionali corrispondono pessime pratiche quotidiane, è prima di tutto perché al boom post-bellico, con la sua fame di benessere, non è corrisposta una crescita culturale (né mai vi sarà finché la scuola pubblica viene trattata come un fastidioso optional). Ma è anche per il peccato d'origine della normativa prebellica: alla legge Bottai sulla tutela del paesaggio (1939) seguì infatti la legge urbanistica del 1942, ma non fu creato fra le due il necessario raccordo, quasi che fosse possibile chiedere alle Soprintendenze di tutelare un paesaggio senza città, ai Comuni di gestire città senza paesaggio. La Costituzione radicalizzò il contrasto, ponendo le competenze sul paesaggio in capo allo Stato e quelle sul territorio e l'urbanistica in capo alle Regioni (che di solito sub-delegano i Comuni), con una giungla di conflitti di competenza che coinvolge i ministeri dei Beni Culturali, dell'Ambiente e dell'Agricoltura, ma anche regioni, province e comuni. È negli interstizi di questa normativa deficitaria e barcollante che si insediano gli speculatori senza scrupoli, i divoratori del suolo, i nemici del pubblico bene.
Interrompere queste pratiche stolte, si sente ripetere, è impossibile perché vanno protette la manodopera e le imprese. Non è vero. Di lavoro per imprese e operai ve ne sarebbe di più e non di meno se solo si decidesse di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza del territorio (il recente rapporto congiunto dell'Associazione nazionale costruttori edili e del Cresme-Centro di ricerche economiche e di mercato dell'edilizia fornisce dati impressionanti su necessità e inadempienze in merito). Se si decidesse di dare priorità al recupero degli edifici abbandonati, di abbattere gli orrori che assediano le nostre periferie sostituendoli con una nuova edilizia di qualità anziché catapultare grattacieli nel bel mezzo dei centri storici. Se si verificassero i dati sulle proiezioni di crescita demografica prima di autorizzare nuove edificazioni.
È falso che vi siano da una parte i "modernizzatori" che cementificano all'impazzata e dall'altra i "conservatori" che non costruirebbero più una casa e condannerebbero alla disoccupazione gli operai. La vera lotta è un'altra: fra chi vuole uno sviluppo in armonia con il bene pubblico e la Costituzione, e chi vede nel suolo italiano solo una risorsa da saccheggiare a proprio vantaggio.
SALVATORE SETTIS
OTTO metri quadrati al secondo, per ciascun secondo degli ultimi cinque anni: questo il ritmo del forsennato consumo di suolo che sta consumando l'Italia. Questo dato, che colpisce come una mazzata, emerge dagli studi dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che ricostruiscono l'andamento del consumo di suolo in Italia dal 1956 al 2010. Siamo passati da un consumo di suolo di 8.000 kmq nel 1956 a oltre 20.500 kmq nel 2010, come dire che nel 1956 ogni italiano aveva perso 170 mq, nel 2010 la cifra è salita a 340 mq pro capite. Tra i divoratori di suolo trionfa la Lombardia, seguita dal Veneto e dal Lazio. Cifre impressionanti, che trascinano l'Italia fuori dall'Europa, dove il consumo medio del suolo è del 2,8 %, a fronte di un devastante 6,9 % per il nostro martoriato Paese. È come se ogni anno si costruissero due o tre città nuove, delle dimensioni di Milano e di Firenze, e questo in un Paese a incremento demografico zero. Le dimensioni e la natura del disastro non si colgono appieno senza un dato ulteriore: questa dissennata cementificazione si compie a danno dei più preziosi suoli agricoli (pianura padana, Campania un tempo felix, cioè feconda), colpendo al cuore l'agricoltura di qualità, coprendo i suoli con una spessa coltre di cemento (soil sealing) con perdita irreversibile delle funzioni ecologiche di sistema e fragilizzazione del territorio: cresce così la probabilità di frane e alluvioni, se ne rendono più gravi gli effetti. La morfologia del territorio italiano lo rende esposto a terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni e altre calamità, il cui impatto cresce quando si alterano i già precari equilibri naturali.
Per chi dunque costruiamo, e perché? Da cinquant' anni trova credito in Italia la menzogna secondo cui l'edilizia (comprese le "grandi opere" pubbliche) sarebbe uno dei principali motori dell'economia. È per questo che si sono succeduti, da Craxi a Berlusconi, irresponsabili condoni dei reati contro il paesaggio. In nome di una cultura arcaica, l'investimento "nel mattone" continua ad attrarre investimenti, anche per "lavare" il denaro sporco delle mafie, stabilizzandolo nella rendita fondiaria. Sfugge a politici e imprenditori che la presente crisi economica nasce proprio dalla "bolla immobiliare" americana. Peggio, essi si tappano gli occhi per non vedere che la crisi che attanaglia l'Italia è dovuta, anche, alla mancanza di investimenti produttivi e di capacità di formazione. Si utilizza, invece, il nostro suolo come se fosse una risorsa passiva, una cava da fruttare spolpandola fino all'osso. Che questo accada nel Paese che per primo al mondo ha posto la tutela del paesaggio fra i principi fondamentali dello Stato (articolo 9 della Costituzione) è un paradosso su cui riflettere.
Se agli altissimi principi costituzionali corrispondono pessime pratiche quotidiane, è prima di tutto perché al boom post-bellico, con la sua fame di benessere, non è corrisposta una crescita culturale (né mai vi sarà finché la scuola pubblica viene trattata come un fastidioso optional). Ma è anche per il peccato d'origine della normativa prebellica: alla legge Bottai sulla tutela del paesaggio (1939) seguì infatti la legge urbanistica del 1942, ma non fu creato fra le due il necessario raccordo, quasi che fosse possibile chiedere alle Soprintendenze di tutelare un paesaggio senza città, ai Comuni di gestire città senza paesaggio. La Costituzione radicalizzò il contrasto, ponendo le competenze sul paesaggio in capo allo Stato e quelle sul territorio e l'urbanistica in capo alle Regioni (che di solito sub-delegano i Comuni), con una giungla di conflitti di competenza che coinvolge i ministeri dei Beni Culturali, dell'Ambiente e dell'Agricoltura, ma anche regioni, province e comuni. È negli interstizi di questa normativa deficitaria e barcollante che si insediano gli speculatori senza scrupoli, i divoratori del suolo, i nemici del pubblico bene.
Interrompere queste pratiche stolte, si sente ripetere, è impossibile perché vanno protette la manodopera e le imprese. Non è vero. Di lavoro per imprese e operai ve ne sarebbe di più e non di meno se solo si decidesse di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza del territorio (il recente rapporto congiunto dell'Associazione nazionale costruttori edili e del Cresme-Centro di ricerche economiche e di mercato dell'edilizia fornisce dati impressionanti su necessità e inadempienze in merito). Se si decidesse di dare priorità al recupero degli edifici abbandonati, di abbattere gli orrori che assediano le nostre periferie sostituendoli con una nuova edilizia di qualità anziché catapultare grattacieli nel bel mezzo dei centri storici. Se si verificassero i dati sulle proiezioni di crescita demografica prima di autorizzare nuove edificazioni.
È falso che vi siano da una parte i "modernizzatori" che cementificano all'impazzata e dall'altra i "conservatori" che non costruirebbero più una casa e condannerebbero alla disoccupazione gli operai. La vera lotta è un'altra: fra chi vuole uno sviluppo in armonia con il bene pubblico e la Costituzione, e chi vede nel suolo italiano solo una risorsa da saccheggiare a proprio vantaggio.
SALVATORE SETTIS
mercoledì 26 dicembre 2012
giovedì 12 luglio 2012
Cineforum S. Paolo - ANCCI: "Regie al femminile"
Cineforum, il ciclo estivo: "Regie al femminile"
Presso Parrocchia di S. Paolo, Viale dei Castagni 2 - Lido degli Estensi (FE)
Per informazioni: 0533 327436 - cineforumsanpaolo@gmail.com
lunedì 30.07.2012, ore 21.15
Olympia
di Leni Riefenstahl, Germania 1936 (estratti: 110’), documentario
di Leni Riefenstahl, Germania 1936 (estratti: 110’), documentario
Documentario
sui Giochi Olimpici di Berlino del 1936: prodotto con l’appoggio del
regime nazista (a disposizione più di 40 operatori, anche su dirigibili o
dentro le piscine), il film esalta un ideale di bellezza classica
attraverso un uso innovativo del montaggio cinematografico.
lunedì 06.08.2012, ore 21.15
The Hurt Locker
di Kathryn Bigelow, USA 2008 (125’), drammatico-guerra
The Hurt Locker
di Kathryn Bigelow, USA 2008 (125’), drammatico-guerra
In Iraq il
sergente americano William James rischia la vita per disinnescare
ordigni e mine di ogni tipo. A casa lo aspettano una moglie e un figlio,
ma l’adrenalina del fronte di guerra è una droga che ha ormai
sostituito la persuasione della “guerra giusta”. Trionfo agli Oscar 2010
con 6 statuette.
lunedì 13.08.2012, ore 21.15
Bright Star
di Jane Campion, Gran Bretagna-Australia 2009 (118'), drammatico
Bright Star
di Jane Campion, Gran Bretagna-Australia 2009 (118'), drammatico
Tragicamente
breve, la vita del poeta romantico John Keats fu segnata dall’amore
irrisolto per la ricamatrice Fanny Brawne. Opus n. 8 della neozelandese
Campion, fin dalle prime immagini è profondamente femminile.
lunedì 20.08.2012, ore 21.15
Stella
di Sylvie Verheyde, Francia 2008 (103’), drammatico
Stella
di Sylvie Verheyde, Francia 2008 (103’), drammatico
Cresciuta
in periferia nel bar dei genitori, Stella frequenta il primo anno delle
medie in una scuola della Parigi bene: romanzo di passaggio
dall’infanzia all’adolescenza, in cui la cultura diviene un’arma contro
la sopraffazione del mondo.
lunedì 27.08.2012, ore 21.15
Lost in translation (L’amore tradotto)
di Sofia Coppola, USA 2003 (105’), commedia
Lost in translation (L’amore tradotto)
di Sofia Coppola, USA 2003 (105’), commedia
In un
lussuoso hotel di Tokyo si conoscono Bob e Charlotte, due americani
momenta-neamente soli: un breve incontro in una metropoli iperreale dove
lo spaesamento fa emergere la vulnerabilità e il bisogno d’affetto dei
personaggi.
La proiezione di ogni film è preceduta da una breve
introduzione sull’opera e il suo contesto;
segue il dibattito al termine.
Se desiderate essere periodicamente aggiornati
sulla nostra programmazione scrivete a:
cineforumsanpaolo@gmail.com
e verrete inseriti nella mailing-list.
“Cineforum San Paolo” è un’associazione culturale, non a scopo di lucro, che aderisce all’Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani (ANCCI) e all’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC).
L’ingresso è gratuito e consentito ai soci tesserati ANCCI. Il costo della tessera per la programmazione estiva è di 8 euro. È possibile effettuare il tesseramento nelle serate di programmazione presso l’oratorio della parrocchia del Lido Estensi dalle ore 20.45.
segue il dibattito al termine.
Se desiderate essere periodicamente aggiornati
sulla nostra programmazione scrivete a:
cineforumsanpaolo@gmail.com
e verrete inseriti nella mailing-list.
“Cineforum San Paolo” è un’associazione culturale, non a scopo di lucro, che aderisce all’Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani (ANCCI) e all’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC).
L’ingresso è gratuito e consentito ai soci tesserati ANCCI. Il costo della tessera per la programmazione estiva è di 8 euro. È possibile effettuare il tesseramento nelle serate di programmazione presso l’oratorio della parrocchia del Lido Estensi dalle ore 20.45.
martedì 19 giugno 2012
Dedicazione della chiesa di San Paolo e annullo filatelico
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| Chiesa di San Paolo, Lido degli Estensi (foto di Christian Martuzzi) |
Domenica
24 giugno 2012, alle ore 11, durante la celebrazione della S. Messa,
l’Arcivescovo Paolo Rabitti presiederà al solenne rito della Dedicazione
della chiesa di san Paolo al Lido degli Estensi.
La
chiesa fu edificata a partire dal 1962, su progetto dell'architetto
Saul Bravetti (Cesenatico 1907 - Savignano sul Rubicone 1971), mentre la
prima pietra era già stata posata il 1° ottobre 1961. La costruzione fu
decisa dall'Arcivescovo di Comacchio Giovanni Mocellini, che aveva
cononicamente eretto la parrocchia del Lido degli Estensi il 1° novembre
1961, dandole il titolo di san Paolo apostolo, in concomitanza con il
diciannovesimo centenario della venuta di san Paolo in Italia. Scrive
mons. Mocellini a mons. Cesario D’Amato (abate della Basilica di San
Paolo fuori le mura a Roma): "La
parrocchia che reca il titolo dell'Apostolo è quella che sorgerà in
riva all'Adriatico (come vede abbiamo rispettato le caratteristiche del
Centenario…) nella zona denominata 'Lido degli Estensi', un tratto del
nostro litorale che - 'scoperto' da pochi anni - va celermente
adeguandosi alle più rinomate spiagge italiane. Come vede, il patrocinio
dell'Apostolo è ben impegnato perché anche in ambiente così mondano
abbia a prevalere il senso cristiano. E S. Paolo è appunto incaricato di
portarvelo e di mantenervelo...".
Tutti
i lavori furono seguiti con zelo dal Direttore dell'Ufficio
amministrativo diocesano mons. Corrado Baraldi, che venne nominato
Parroco del Lido degli Estensi nel 1966 e terminò i lavori e la
sistemazione della chiesa, che nei primi anni era funzionante solo nel
periodo estivo. Don Corrado vi rimase fino al 1996, dando vita alla
comunità cristiana dei residenti e dei turisti e facendola crescere nel senso di
appartenenza e di unità.
Convinta
e indefessa promotrice del progetto fu la contessa Paola Pasolini di
Ravenna, moglie del conte Amerigo Pasolini, che con il dott. Ivan
Gardini diede grande impulso allo sviluppo del Lido degli Estensi e donò
il terreno per la costruzione della chiesa. Come risulta
dall’abbondante carteggio conservato nell’Archivio vescovile di
Comacchio, la Contessa seguì e sostenne il vescovo in tutte le complesse
fasi della costruzione.
Nelle
celebrazioni del 50° della Parrocchia di san Paolo, la Dedicazione della
chiesa (mai compiuta prima d’ora) è il momento culminante.
Da
ricordare che la mattina del 24 giugno, dalle 9 alle 13, un
distaccamento delle Poste Italiane sarà presente sul piazzale della
chiesa del Lido degli Estensi per la spedizione postale con un apposito
annullo creato per l’occasione del 50° della chiesa. Sarà anche possibile acquistare quattro cartoline raffiguranti la chiesa di San Paolo e le sue opere d'arte (foto di Christian Martuzzi).
L'annullo sarà poi a disposizione presso le poste di Comacchio sino a fine agosto.
L'annullo sarà poi a disposizione presso le poste di Comacchio sino a fine agosto.
lunedì 4 giugno 2012
Tutela e valorizzazione delle dune residue del Lido Estensi: richiesta di memorie e materiale fotografico
Da circa un anno alcuni cittadini e ambientalisti della provincia di Ferrara e del comune di Comacchio (tra cui Stefano Martini e Carla Corazza, ma non solo) stanno lavorando, in sinergia e collaborazione con le pubbliche amministrazioni, ad un progetto di tutela e valorizzazione delle dune residue del Lido degli Estensi - zona stabilimenti balneari Blue Moon, Medusa e Capri-, che affronti soprattuto gli aspetti ambientali, ma al contempo gli aspetti sociali relazionati alla loro fruizione (informazione sul valore ambientale a fini turistici, conservazione e promozione della biodiversità, divieto di usi impropri o dannosi come motocross, parcheggio, campeggio, abbandono di rifiuti, etc...). A questo proposito facciamo appello, a nome del gruppo promotore del suddetto progetto, perché i cittadini e i turisti dei Lidi di Comacchio condividano con noi memorie, ricordi, vecchie cartoline o materiale fotografico relativi alla presenza delle dune sul litorale del Lido degli Estensi, soprattutto se testimonianza di tempi non recenti. Potete scriverci ed inviare allegati all'indirizzo: parrocchia.sanpaoloestensi@gmail.com
Sopra pubblichiamo le foto inviate da Carla Corazza, che testimoniano la fioritura di cisto rosso, di calistegia soldanella (campanella) e di garofanino sulle
dune del Capri e del Medusa negli ultimi giorni.
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